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I Doveri dell'uomo

inviato da Ennio Azzolini
PREFAZIONE

 


L'avvenire della Patria e vostro voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi purtroppo spero per breve tempo contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano : il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo travestimento meschino della scienza d'un Grande infelice v'allontana dall'amore e dall'adorazione schietta e lealmente audace della Verità : il secondo vi trascina inevitabilmente, con il culto degli interessi, all'egoismo ed all'anarchia. Voi dovete sottrarvi all'arbitrio e alla prepotenza degli uomini. E nella guerra che si combatte nel mondo tra il Bene e il Male, dovete dare il vostro nome alla Bandiera del Bene e avversare, senza tregua, il Male, respingendo ogni dubbia insegna, ogni transazione codarda, ogni ipocrisia di capi che cercano maneggiarsi fra i due ; sulla via del primo, voi m'avrete, finchè io vivo. E perché quelle due Menzogne vi sono spesso affacciate con apparenze seduttrici e con un fascino di speranze che solo il culto di Dio e della Verità può tradurre in fatti per voi, ho creduto debito di scrivere, a premunirvi, questo libretto. Io v'amo troppo per adulare alle vostre passioni o accarezzare i sogni dorati coi quali altri tentano ottenere favore da voi. La mia voce può apparirvi severa e troppo insistente a insegnarvi la necessità del sacrificio e della virtù per altrui. Ma io so, e voi, buoni e non guasti da una falsa scienza o dalla ricchezza, intenderete fra breve, che ogni vostro diritto non può essere frutto che d'un dovere compiuto.

 


GIUSEPPE MAZZINI - Aprile 23 - 1860.

* I DOVERI DELL'UOMO

 

Io voglio parlarvi dei vostri doveri. Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell'Umanità, della Patria, della Famiglia. Ascoltatemi con amore com' io vi parlerò con amore. La mia parola è parola di convinzione maturata da lunghi anni di dolori e d'osservazioni e di studi. I doveri ch'io vi indicherò, io cerco e cercherò, finché io viva, adempirli, quanto le mie forze concedono. Posso errare, ma non di core. Posso ingannarmi, non ingannarvi. Uditemi dunque fraternamente : giudicate liberamente tra voi medesimi, se vi pare ch' io vi dica la verità, abbandonatemi se vi pare ch'io predichi errore; ma seguitemi, e operate a seconda dei miei insegnamenti, se mi trovate apostolo della verità. L'errore è sventura da compiangersi : ma conoscere la verità e non uniformarvi le azioni, è delitto che cielo e terra condannano.

Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perché, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v'opprimono, dove l'esercizio di tutti i diritti che appartengono all'uomo vi é costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità é per gli uomini dell'altre classi, vi parlo io di sacrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, di educazione, e non di benessere materiale ? È questione che debbo mettere in chiaro prima di andare avanti, perché in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molte altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perché questa è domanda che sorge facilmente nell'anima irritata del lavoratore che soffre.
Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il-Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei -beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sacrificio. Così dicono molti fra i nostri operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è che il linguaggio invocato da essi si é tenuto da cinquanta anni in poi senz'avere fruttato un minimo di miglioramento materiale alla condizione degli operai.

Da cinquanta anni in poi, tutto quanto si è operato per il progresso e per il bene contro i governi assoluti o contro l'aristocrazia di sangue; s' è operato in nome dei Diritti dell'uomo, in nome della libertà come mezzo e del benessere come scopo alla vita. Tutti gli atti della Rivoluzione Francese e dell'altre che la seguirono e la imitarono, furono conseguenza d'una Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Tutti i lavori dei Filosofi, che la prepararono, furono fondati sopra una teoria di libertà, sull'insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo. Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all'uomo, ch'egli é nato per la felicità, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto d'impedirlo in questa ricerca, e ch'egli ha quello di rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli furono rovesciati : la libertà fu conquistata; durò per anni in molti paesi; in alcuni ancor dura. La condizione del popolo ha migliorato ? I milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia, hanno forse acquistato una minima parte del benessere sperato, promesso ?

No; la condizione del popolo non ha migliorato; ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tutti i paesi, e specialmente qui dov'io scrivo, il prezzo delle cose necessarie alla vita è andato progressivamente aumentando, il salario dell'operaio in molti rami d'attività progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria; le crisi che condannano migliaia d'operai all'inerzia per un certo tempo si sono fatte più frequenti. L'accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d'Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente sempre degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. Questi ultimi provano anche che l'attenzione pubblica va più sempre svegliandosi sui mali del popolo; ma a diminuire visibilmente la loro inefficacia a quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere.

E nondimeno, in questi ultimi cinquanta anni, le sorgenti della ricchezza sociale e la massa dei beni materiali sono andate crescendo. La produzione ha raddoppiato. Il commercio, attraverso crisi continue, inevitabili nell'assenza assoluta d'organizzazione, ha conquistato più forza d'attività e una sfera più estesa alle sue operazioni. Le comunicazioni hanno acquistato pressoché dappertutto sicurezza e rapidità, e diminuito quindi, col prezzo del trasporto, il prezzo delle derrate. E d'altra parte, l'idea dei diritti inerenti alla natura umana é oggi mai generalmente accettata : accettata a parole e ipocritamente anche da chi cerca, nel fatto, eluderla. Perché dunque la condizione del popolo non ha migliorato? Perché il consumo dei prodotti, invece di ripartirsi equamente fra tutti i membri delle società europee, si é concentrato nelle mani di pochi uomini appartenenti a una nuova aristocrazia? Perché il nuovo impulso comunicato all'industria e al commercio ha creato, non il benessere dei più, ma il lusso d'alcuni?

La risposta é chiara per chi vuol addentrarsi un po' nelle cose. Gli uomini sono creature d'educazione, e non operano che a seconda del principio d'educazione che loro é dato. Gli uomini che promossero le rivoluzioni anteriori s'erano fondati sull'idea dei diritti appartenenti all'individuo : le rivoluzioni conquistarono la libertà : libertà individuale, libertà di insegnamento, libertà di credenze, libertà di commercio, libertà in ogni cosa e per tutti.

Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo d'esercitarli? che importava la libertà d'insegnamento a chi non aveva né tempo, né mezzi per profittarne? che importava la libertà di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né capitali, né credito? La società si componeva, in tutti i paesi dove quei principi fondamentali furono proclamati, d'un piccolo numero d'individui possessori del terreno, del credito, dei capitali; e di vaste moltitudini d'uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per vivere : forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l'intera giornata : cos'era per essi, costretti a combattere colla fame, la libertà, se non un'illusione, una amara ironia?
Perché così non fosse, sarebbe stato necessario che gli uomini delle classi agiate avessero consentito a ridurre il tempo dell'opera, a crescerne la retribuzione, a procacciare un'educazione uniforme gratuita alle moltitudini, a rendere gli strumenti di lavoro accessibili a tutti, a costituire un credito per il lavoratore dotato di capacità, di iniziativa e di buone intenzioni. Ora perché lo avrebbero fatto? Non era il benessere lo scopo supremo della vita? Non erano i beni materiali le cose desiderabili innanzi a tutte? Perché diminuirsene il godimento a vantaggio altrui? S'aiuti dunque chi può. Quando la società assicura ad ognuno che possa l'esercizio libero dei diritti spettanti all'umana natura, fa quanto é richiesta di fare. Se v'é chi per fatalità della propria condizione, non può esercitarne alcuno, si rassegni e non incolpi persona.

Era naturale che così dicessero, e così dissero infatti. E questo pensiero delle classi privilegiate di fortuna riguardo alle classi povere, diventò rapidamente pensiero d'ogni individuo verso ogni individuo. Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all'altrui; e quando i propri diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra : guerra non di sangue, ma d'oro e d'insidie : guerra meno virile dell'altra, ma egualmente rovinosa : guerra accanita nella quale i forti schiacciano inesorabilmente i deboli o gl'inesperti. In questa guerra continua, gli uomini si educarono all'egoismo, e all'avidità dei beni materiali esclusivamente.

La libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di educazione generò l'anarchia morale. Gli uomini, senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti.
Certo, esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengano a contrasto con quelli d'un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti ? E dove i diritti d'un individuo, di molti individui, vengano a contrasto con i diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al benessere, al più gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi, chi scioglierà la questione tra l'operaio e il capo-produttore?

Se il diritto all'esistenza é il primo inviolabile diritto d'ogni uomo, chi può comandare il sacrificio dell'esistenza di alcuni uomini per il miglioramento d'altri uomini? Lo comanderete in nome della Patria, della Società, della moltitudine dei vostri fratelli? Cos'é la Patria, per l'opinione della quale io parlo, se non quel luogo in cui i nostri diritti individuali sono più sicuri ? Cos'é la Società, se non un convegno di uomini, i quali hanno pattuito di mettere la forca di molti in appoggio dei diritti di ciascuno ? E voi, dopo avere insegnato per cinquanta anni all'individuo che la Società é costituita per assicurargli l'esercizio dei suoi diritti, vorrete domandargli di sacrificarli tutti alla Società, di sottomettersi, occorrendo, a continue fatiche, alla prigione, all'esilio, per migliorarla? Dopo avergli predicato per tutte le vie che lo scopo della vita é il benessere, vorrete a un tratto ordinargli di perdere il benessere e la vita stessa per liberare il proprio paese dallo straniero, o per procacciare condizioni migliori a una classe che non é la sua?

(...)


GIUSEPPE MAZZINI Aprile 23. 1860.

 

 


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